Monte Reale
 
 
 
 
 Rifugio La Riposa - Rifugio Cà d'Asti - Rifugio Santa Maria 
Monte Rocciamelone (3538 s.l.m.)
 
Rifugio La Riposa - Rifugio Cà d'Asti - La Crocetta - Rifugio Santa Maria
Vetta M.Rocciamelone (3538 s.l.m)
 
 
Accesso  
Da Genova autostrada A7-A21-A32 fino a Susa, quì bisogna fare molta attenzione perché l’unico segnale che indica il Rocciamelone si trova sulla destra e poco visibile. Una volta imboccata la via bisogna seguire le indicazioni per le frazioni di Urbiano di Monpantero, da qui vi sono molte segnalazioni per la località Il Trucco. Questa strada è molto stretta e bisogna fare molta attenzione nelle curve e nell’incrociare altri autoveicoli. Al termine della strada asfaltata si prosegue 22 km per sterrata sino al Rif.La Riposa (m. 2205), dove si può lasciare la macchina nelle piazzole ai lati della strada.  In alternativa si può parcheggiare, alcune centinaia di metri prima del rifugio, sull'ampio spiazzo in prossimità della partenza della teleferica per Cà d'Asti (m. 1998).
 
Itinerario
Il sentiero, ben segnalato, si inerpica sui pendii erbosi in direzione della cima; è un continuo zigzagare tra fantastici prati in fiore, qualche stella alpina, moltissime invece le pulsatille alpine, le nigritelle o morette, i garofanini di montagna e gli onnipresenti semprevivi.  Seguendo il sentiero in poco meno di due ore si arrivia al Rifugio Ca’ d’Asti (m.2854).  Prima di avvistare il rifugio si nota una strana costruzione, è un ricovero che Bonifacio Rotario d'Asti costruì alla sua prima ascensione nel 1358.   Il posto è bellissimo, il rifugio ben tenuto, ma i bagni sono all’aperto.
Dal rifugio, il sentiero comincia a salire in modo molto ripido lungo il versante sud del Rocciamelone, si snoda in numerosi tornanti, senza alcuna difficoltà, su largo sentiero e pietrisco.   Arrivati a quota 3300 a "La Crocetta"  inizia la vera salita alla cima, il tracciato abbandona il versante Sud e si sposta sul versante Est da prima in dolce ascesa e poi decisamente erto; nell’ultimo tratto vi sono delle corde fisse che aiutano la salita, e sono  particolarmente utili in presenza di neve o ghiaccio.  
In vetta una grossa faccia del Re d’Italia Vittorio Emanuele II, una madonna bronzea su grande piedistallo in pietra e il Santuario/Rifugio Santa Maria, che può fungere anche da ricovero per alcune decine di persone.   Il panorama che si può ammirare dal Rocciamelone è estesissimo, ed abbraccia quasi tutto l’arco alpino occidentale, comprendendo il Monviso, i principali massicci francesi (Ecrins e Vanoise), il lontanissimo gruppo del Monte Bianco con il Dente del Gigante e le Grandes Jorasses in evidenza. Il Grand Combin, il Gran Paradiso e il Monte Rosa sono appena riconoscibili, mentre vicino a noi distinguiamo Croce Rossa, Ciamarella, Bessanese, Albaron, Charbonnel e Roncia; ai nostri piedi si adagia il Ghiacciaio del Rocciamelone. Questo ghiacciaio ha subito negli ultimi anni un drastico ridimensionamento.
 
Commento
L'itinerario descritto si sviluppa sul versante valsusino del Rocciamelone, percorrendo il classico tragitto che sale da La Riposa fino alla Ca' d'Asti.   Si tenga comunque presente che la salita del Rocciamelone resta un'ascensione abbastanza impegnativa, sia per la quota raggiunta che per il dislivello da superare: inoltre se l'escursione non viene effettuata in piena estate ed in assenza di neve il tratto finale può presentare qualche difficoltà sia nell'attraversamento del versante est, subito dopo La Crocetta, sia per il superamento di un punto un po' esposto collocato appena sotto la vetta, punto dove alcune corde fisse facilitano comunque il passaggio.
 
Difficoltà: EE  -  Dislivello: 1510 m - 5,4 Km
Tempi: La Riposa->Rif. Càd'Asti: 1h40' - Rif.Cà d'Asti->M.Rocciamelone: 1h50'
 
 
 
Il "mitico"sig. Fulgido Tabone
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Storia e leggenda
 
Montagna da sempre ricca di storia e leggende, il Rocciamelone, nei secoli passati era considerata dalla popolazione locale, impressionata dalla sua mole, la più alta cima degli Stati Sabaudi ed attorno ad essa furono intessute storie e leggende che alimentavano un timore riverenziale nei suoi confronti influenzando inoltre i pochi tentativi di raggiungerne la vetta
Fu Bonifacio Rotario d’Asti che, per sciogliere un voto fatto mentre era in Terra Santa prigioniero dei musulmani, raggiunse per primo la cima a quota 3.538 metri nel 1358, portando inoltre con sé un trittico bronzeo, custodito attualmente nella cattedrale di San Giusto di Susa.
Da allora si ripeterono, le salite alla vetta seguendo il percorso tracciato da Bonifacio Rotario; nel 1419, il Duca Amedeo VIII di Savoia fece così costruire un piccolo ricovero per pellegrini a quota 2.854 m, dove la tradizione vuole che già 50 anni prima, Bonifacio Rotario, avesse edificato un ricovero per sé e la sua compagnia.
Tale nuovo ricovero venne denominato "Cà d'Asti" proprio in memoria del primo salitore. L'esigenza per chi raggiungeva la vetta (che allora era una salita molto lunga ed impegnativa che partiva da poco sopra l'abitato di Susa con circa 3000 metri di dislivello) era soprattutto quella di potervi trovare un riparo dalle intemperie; si cercò quindi di provvedere con la costruzione di ricoveri in legno che si deterioravano tuttavia con estrema facilità.   Già nel 1578 le cronache riportano che sulla cima esisteva una cappella lignea a cui ci si recava il giorno dell'Assunta per assistere alla Messa in onore della Beata Vergine.
L'ultima di queste cappellette-ricovero in legno venne distrutta da un incendio nel 1912. All'inizio del 1600 la data del pellegrinaggio venne spostata al 5 agosto, festa della Madonna della Neve e ancora oggi, ogni anno in tale data, il Rocciamelone richiama centinaia di pellegrini che dalla valle di Susa, dalla valle di Viù e dalla val Cenischia salgono, come nel passato, a pregare la Vergine.   Nel 1673 il trittico di Bonifacio Rotario venne portato a valle a causa dell'estendersi del ghiacciaio del Rocciamelone che ne ricoprì la cima rendendo impossibili ulteriori ascese ai pellegrini fino all'estate del 1822 quando, un gruppetto di alpinisti valsusini, riuscì a riconquistare la vetta ancora parzialmente invasa dal ghiacciaio in ritiro.  Poco prima, nel 1798, nei pressi del ricovero Cà d'Asti, venne edificata una cappella che fungeva anche da ricovero.  Ma fu nel 1895 che nacque l'idea più grandiosa per il Rocciamelone, ovvero il progetto di posizionare sulla sommità del monte una statua dedicata alla Vergine Maria. Questa fu opera dello scultore torinese A.G. Stuardi e delle Officine Strada di Milano grazie al contributo di oltre 130.000 bambini italiani che risposero all'appello lanciato da un giornale di donare una moneta da due soldi (10 centesimi) per la sua costruzione; i loro nomi furono poi depositati nel piedistallo della statua ove su una targa c'è scritto "I bimbi d'Italia a Maria".   Nel 1899 vennero portati in vetta dagli Alpini del battaglione Susa al comando del tenente Parravicini, gli otto spezzoni della statua per un peso complessivo di 650 Kg e lì composti in poco più di un mese.
L'inaugurazione della statua, avvenuta il 28 agosto dello stesso anno davanti a circa 2000 pellegrini sotto il pontificato di S.S. Leone XIII, determinò la più grande adunata di persone mai vista sul Rocciamelone.
Dopo la costruzione della statua di Maria Vergine, c'era l'esigenza di un luogo adeguato sulla vetta che potesse ospitare un sacerdote e i pellegrini che vi si recavano. Per questo, considerato che la cappella-ricovero in legno si era da poco incendiata, nel 1920 il vescovo di Susa mons. Castelli benedisse la posa della prima pietra della cappella-rifugio che sarà da lì a poco realizzata con l'aiuto della nascente Associazione "Giovane Montagna" di Torino. L'opera fu inaugurata il 12 agosto 1923 da mons. Umberto Rossi.   Nel 1960, presso la frazione di Pietrastretta di Mompantero, fu edificato il "Santuario della Madonna del Rocciamelone" che costituiva una tappa delle processioni che, un tempo, in occasione del pellegrinaggio del 5 agosto, portavano fino in vetta il trittico di Bonifacio Rotario, a ricordo dell'impresa compiuta nel 1358.
Dal 1974, a cura della Curia vescovile di Susa, tutte le costruzioni su tale monte furono restaurate e, oggi, i Rifugi "Ca' d'Asti" e "Santa Maria" offrono un sicuro riparo alle centinaia di persone che non solo il 5 agosto, per devozione, curiosità o semplice piacere, affollano i pendii di questo favoloso monte.
 
Trasporto in vetta della statua della madonna nel 1899
Trittico di Rotario d'Asti (particolare)
Cappella della Madonna del Rocciamelone - Cattedrale di San Giusto a Susa
Trittico di Rotario d'Asti
Cattedrale di San Giusto a Susa
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Lago epiglaciale del Rocciamelone
 
Di tanto in tanto le carte geografiche devono essere aggiornate. Nuove case, nuove strade, nuove grandi opere, meno campi. Fortunatamente anche l'ambiente naturale talvolta dice la sua, in questo caso si tratta di un nuovo lago, al confine tra Italia e Francia, vicino alla frequentata vetta del Rocciamelone. È nato in sordina verso il 1985, poco più di una pozza, e poi si è ingrandito sempre più per via di queste estati così calde. Il caldo, che di solito i laghi li prosciuga, ha qui un ruolo del tutto opposto, in quanto il lago s'è formato per la fusione del ghiacciaio del Rocciamelone, a quota 3200 m.  La riva nord interamente delimitata dal ghiacciaio, quella sud sbarrata dalla cresta rocciosa che divalla ripidissima su Novalesa. Lì in quella cavità il lago cresce lentamente, rosicchiando il ghiaccio con il calore che il sole fornisce da giugno a settembre. È tutto in territorio francese, ma l'acqua che dovrebbe scorrere verso il Rodano ha trovato un piccolo intaglio nella cresta rocciosa e defluisce nel modesto rio Claretto, finendo poi nella Dora Riparia.  Lo stupore è stato notevole quando ai calcoli sottostimati fatti a tavolino si sono sostituite le misure effettive rilevate nell'estate del 2004: 650 metri di lunghezza, quasi 70 di larghezza, profondità circa 25 metri, come un palazzo di otto piani; dai 400 ai 500.000 metri cubi d'acqua, una quantità di tutto rispetto trattenuta da una parte da un'effimera diga di ghiaccio, dall'altra da una cresta rocciosa molto fratturata.  In questa condizione di fragilità del sottile setto di ghiaccio che trattiene il lago (con un battente d’acqua stimato in oltre 25 m.) diventava probabile, in un breve lasso di tempo, un’evoluzione catastrofica per collasso istantaneo della massa glaciale e conseguente inondazione della sottostante valle della Haute Maurienne.  Per questo motivo si è messa in atto un’operazione di svuotamento controllato da parte della protezione civile francese, a partire dal luglio 2005, che ha portato al prosciugamento totale del lago.
 
 
Lago epiglaciale del Rocciamelone - 2003
Il posto dove sorgeva il Lago epiglaciale del Rocciamelone
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